La pasta delle cose sono le storie, direbbe il mio collega-amico Alessandro D'avenia. E' per questo che tanti alunni, nella mia prima esperienza di supplenza (come al primo appuntamento, perché per un prof. la scuola è una donna che va amata con cura), mi hanno chiesto di raccontar loro una storia, la mia:"Prof., perché hai scelto di fare il prof. da grande?". Domanda da cuore a cuore, proprio a quell'insegnante (di religione) che più di ogni altro è chiamato a riflettere lo sguardo del divino sulle vicende degli uomini.
Fin dalla tenera età i bambini sono "in-vestiti" dai grandi dalla domanda da un milione di dollari: "Cosa vuoi fare da grande?". Ciascun bambino si ritrova così idealmente a indossare, nel cuore, diversi "vestiti da grande": l'informatico (il mio primo sogno), il giornalista-scrittore (il mio secondo sogno), l'infermiere (il mio terzo sogno). I sogni però non sono come degli abiti, ma sono de-sideribus, cioè della stessa sostanza delle stelle (cadenti). E' come quei primi tre sogni, che accompagnarono intensamente la mia adolescenza, mi fossero caduti nel cuore e si fossero fusi in una nuova stella: insegnante innamorato delle parole, inseparabile dal suo tabletpc/moleskine elettronico, e con una buona dose di passione per curare le ferite della scuola. Stella che però non brilla di luce propria, poiché un vero prof. è tale perché è stato segnato dalla vita con incontri che via via lo hanno reso tale e ne porta il dono. Dio, con la sua Provvidenza, è anzitutto (per un prof. di religione) un mittente: non passa un giorno senza che ti sia da Lui recapitato un incontro che abbia da donarti qualcosa.
Se riprendo il diario di bordo, le sue pagine hanno l'aspetto di F24 con debiti da pagare. Sono debitore della bellezza della Vita, e non basterà questa vita per rendere grazie al Creatore.
Il primo incontro che mi ha segnato è tra le mie mura domestiche: mio padre e mio zio, fin da bambino, mi hanno trasmesso la loro passione per l'informatica, generando in me lo stupore per la genialità degli strumenti elettronici per aiutarci in certi tratti del percorso della vita. Il secondo incontro ha abbracciato gli anni del liceo, dove ho avuto la grazia di avere prof. encomiabili. Tra questi senz'altro la mia docente di italiano e latino: non mi ha lasciato asetticamente dati biografici sui vari poeti (della serie Leopardi nacque nell'anno..., poi visse..., divenne gobbo..., senza amici..., finché morte non li separi), ma le parole dei poeti di cui nutrirmi per descrivere la mia storia e la mia vita; fu così che dal secondo anno iniziai a scrivere poesie, articoli di giornale e ultimai il primo capitolo di un romanzo poi però non più continuato (piccolo rimpianto). Senza il suo sguardo non avrei potuto scoprire la vita con le sue diverse sfumature. Sempre negli anni del liceo, singolare fu la scoperta della filosofia, grazie a una docente talmente in gamba che poi, mentre noi terminavamo il quarto anno di liceo, riuscì ad accedere al dottorato di ricerca dell'università di Palermo; lei mi ha indicato la strada per salire sulle spalle dei giganti (i filosofi) e poter vedere "il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me". Già al terzo anno di liceo, quindi, nonostante i grandi risultati ottenuti in matematica (mio vero primo grande amore, alimentato poi da un eccezionale prof. che aveva quasi due lauree e che era quasi sprecato per gli alunni di un liceo) ero orientato a studiare lettere moderne o scienze della comunicazione, con il sogno di diventare giornalista scrittore. Il quarto anno fu uno spartiacque, portò questo sogno alla sua maturazione: confrontandomi con la parola del Vangelo dopo la morte di Giovanni Paolo II nell'aprile 2005, scoprii in Gesù di Nazareth la chiave di volta per decifrare il mio sogno: non mi sarei "chiuso" nell'idillio di una qualche redazione o testata, ma come Lui (e come i miei tre insegnanti-per-vocazione) mi sarei messo in cammino ad ascoltare le storie degli uomini per ri-vel-arle nella loro verità, quali parole di Dio incarnate su questo mondo. Il Creatore è talmente nuovo che sempre vuol raccontarsi in nuove vocazioni di nuovi uomini. L'incontro con una donna ammalata, distesa su una barella dinanzi alla grotta di Lourdes qualche mese più tardi, mi ha fatto poi capire che sarei dovuto essere un infermiere, di frontiera però, tra le mura di future scuole, pronto a prendermi cura delle vite di futuri alunni che mi avrebbero fatto ricordare il mio debito: "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (Vangelo secondo Matteo, cap.10, vers.8).