"Il tempo va, passano le ore", ben diceva una canzone... "e all'esame cosa racconto al professore?", ben aggiungeva un mio caro collega di studi (qualche giorno prima di un esame universitario non certo facile).
Con questo ricordo mi piace tornare -una primavera più vecchio- nel taccuino cibernetico di questo blog. Da quel dicembre 2012 -scolpito nella mia storia con l'inizio della mia avventura da prof- ne è passata di acqua sotto i ponti (ops... le scuole). Da supplente ho girato, infatti, diverse scuole, dai licei alle medie... passando per le elementari. Quanti volti umani incontrati, quante vocazioni che attendevano e attendono tutt'ora di essere ascoltate... per raccontarsi al mondo intero.
Al mio TabletPc, strumento essenziale che mi ha permesso di carpire diversi assoli che chiedono di incontrarsi nel concerto del mondo, si è aggiunta la mia attuale bicicletta pieghevole. Un vecchio prof. mi ha subito scritto: "Sei proprio un supplente! La bicicletta pieghevole incarna l'indole proprio di un prof. supplente e ramingo: omnia mea mecum".
Tuttavia, anche quando credevo di avere tutte le mie cose con me, un caro vecchio alunno mi ha destato da questa illusione: "Prof., ma quel blog?". Ci sono esami nuovi, dopo la laurea... Nel percorso universitario, infatti, viene semplicemente (si fa per dire :-D) riscontrato se lo studente ha appreso o meno certi contenuti e abilità; nel mezzo del cammin di nostra vita, invece, si incontra una parola che è spada a doppio taglio (un po' come nella lettera agli Ebrei): la vita di chi ti sta accanto ti punta un cono di luce addosso, sicché sei pro-vocato, chi-amato ad uscire fuori nella verità che rende liberi.
Ho imparato ultimamente che non basta esser un insegnante felice tra i banchi di scuola, stupendosi dell'incredibile novità di Dio in innumerevoli volti. Bisogna poi im-pegnarsi, dare in pegno il proprio tempo, sicché l'alunno impari a con-centrarsi, chiamando al centro istante per istante la propria vita, per tirar fuori il proprio "miglior io".
